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Analfabetismi emotivi

Da leggere ascoltando: Coucou Anne - Musette


A tutti sarà capitato, almeno una volta nella vita, di incontrare un analfabeta emotivo. Lo dice la parola stessa: l'analfabeta emotivo è colui - o colei - incapace di leggere le emozioni, proprie o degli altri. Perché succede e come affrontare questo problema? Partiamo dalle basi.


I sentimenti non sono innati, bensì qualcosa che apprendiamo quando siamo bambini, in particolare nei primi 3 anni di vita.


In quegli anni, infatti, si sviluppano le cosiddette mappe emotive, una sorta di geografia dei sentimenti che ci permette di orientarci e rappresenta il modo in cui sentiamo il mondo. All'incirca nello stesso periodo, secondo Bruno Munari, celebre artista e designer, si sviluppa anche la fantasia.

In quei preziosissimi istanti prende forma dentro di noi la dinamica emotivo/sentimentale che ci permette poi, per l'appunto, di imparare i sentimenti. Per capirci meglio, usiamo uno dei chiari e illuminanti esempi cui fa riferimento Umberto Galimberti, sociologo, filosofo e psicoanalista, quando parla appunto di analfabetismo emotivo. Se, quando un bambino mostra un suo disegno alla propria mamma (o papà, aggiungerei) si sente rispondere "lo guardo dopo" o se quando il piccolo pone una delle sue domande "filosofiche" gli viene detto "quando sarai grande capirai", qualcosa dentro di lui si rompe. Il bambino si sente poco interessante, respinto da mamma e papà, proprio da quelle due persone che rappresentano tutto il suo mondo e pensa automaticamente "non valgo niente". Di conseguenza, le mappe emotive non si formano come dovrebbero e dunque il bambino non apprende i sentimenti.


Quando questo accade, ciò che l'individuo sperimenta sono al massimo impulsi, ma possiamo rassegnarci: non ci saranno emozioni e nemmeno sentimenti, il livello più evoluto, che oltre all'emotività mette in gioco anche il sistema cognitivo. Accade così che, ad esempio, un individuo può non cogliere la differenza tra corteggiare una donna e stuprarla.


Dove si imparano i sentimenti?


Galimberti fornisce ancora una volta la risposta: gli antichi li apprendevano dalla Mitologia, i moderni dalla Letteratura. Ma più ci distanziamo da letteratura e cultura, più sarà complesso vivere e interagire con il marasma di esseri umani che ci circondano, oltre che con noi stessi per primi.


Capita così che, una volta diventati adulti, possiamo ritrovarci analfabeti di fronte alle emozioni, e/o in compagnia di altri analfabeti, bambini traumatizzati ormai divenuti adulti, incapaci di barcamenarsi in una relazione "normale".



Dunque, come riconoscere un analfabeta emotivo?



L'analfabeta emotivo è incapace di comprendere e controllare le emozioni che prova. Non si parla di un soggetto insensibile, sia chiaro, ma di una persona incapace di sentire e riconoscere le emozioni, come rabbia, amore, delusione, felicità, gelosia e via dicendo. Quando le emozioni sono di difficile comprensione diventano, secondo Galimberti, un ospite inquietante. Come racconta nell'omonimo saggio, esse rimangono silenziose e invisibili fino a quando, in maniera completamente imprevedibile, esplodono in gesti estremi.

Il disagio emotivo si presenta anche nei confronti degli altri: l'analfabeta si trova nell'incapacità di riconoscere le emozioni altrui, mancando totalmente di empatia.


L'analfabetismo emotivo è legato ad un altro concetto fondamentale: quello di intelligenza emotiva.

L'intelligenza emotiva è quel complesso sistema che ci permette di:


essere consapevoli delle nostre emozioni

dominare le nostre emozioni

• trovare motivazioni per agire

• essere empatici e comprendere le emozioni degli altri

• coltivare l'abilità sociale, la capacità di stare a contatto con altre persone




3 esercizi per allenare la tua intelligenza emotiva



Daniel Goleman, psicologo e scrittore americano, nel suo libro "Emotional Intelligence" propone 3 strategie comportamentali per allenare la propria intelligenza emotiva e migliorare le relazioni con gli altri. Le riassumo qui di seguito con nomi anglofoni e gif scintillanti. Pronti?


KEEP CALM

Calmacàl-ma

Bonaccia, assenza di vento, stato di quiete del mare; serenità, tranquillità


Già la definizione della parola "calma" ci fa tirare un sospiro di sollievo. Ecco che la prima indicazione di Goleman riguarda il mantenere uno stato di quiete, cercando di dominare il flusso delle emozioni. La calma permette di pensare meglio ed evita le decisioni affrettate o troppo emotive. Attenzione, la calma non c'entra nulla con l'istinto: si può rimanere esseri istintivi ma sapere esattamente come comportarsi in ogni situazione, se si è abbastanza in contatto con le proprie emozioni. In più contare fino a 10 non ha mai fatto male a nessuno.


DETOX

Abbandona il pensiero tossico tòs-si-co

Velenoso; veleno; dal greco toxicón "veleno in cui si intingono le frecce"


Cerca di eliminare tutti i pensieri velenosi, nel momento stesso in cui ti si formano nella mente. Sono pensieri tossici quelli basati su invidia, cattiveria, o che si basano sullo screditare gli altri. Pensare in questo modo non fa bene a nessuno e di certo non ti aiuterà ad ottenere qualcosa di buono nella vita. I cattivi prima o poi la pagano.

L'attitudine al pensiero positivo, può invece trasformare il tuo pensiero da vizioso a virtuoso.



SENTI... E ASCOLTA

Ascoltare • a-scol-tà-re

Porgere attentamente l'orecchio; stare a udire con attenzione


Non sempre è il momento di parlare. Ogni conversazione, e ogni rapporto, ha i suoi ritmi e una delle cose che ci dimentichiamo più frequentemente è proprio ascoltare l'altro, assecondare i suoi bisogni (tanto importanti quanto i tuoi) e rispettare i suoi tempi. Travolgere gli altri con la tua emotività come fosse un fiume in piena, forse ti permetterà di sfogarti, ma è anche infantile e soprattutto è una violenza. Come visto all'inizio, devi cercare di controllare l'impulso e trasformarlo. La capacità di ascoltare attivamente gli altri è una delle doti più importanti in assoluto e ti tornerà utile in tutte le occasioni della vita in cui avrai davanti un altro essere umano. Quindi parecchie!


Dalla teoria alla pratica


Per tenere sotto controllo i tuoi progressi prova a tenere un piccolo diario delle tue emozioni (per i più digital va bene anche lo smartphone, anche se a penna è diverso ma vabbè). Sì, lo so, ora storci il naso e pensi "non lo farò mai" ma sappi che in questo modo l'unico che freghi sei proprio tu.

Per i più coraggiosi, invece, ecco come funziona: prova a scriverti ogni giorno i momenti in cui sei riuscito a mantenere la calma o al contrario hai perso le staffe, un pensiero tossico che ti ha influenzato o che hai eliminato e una situazione in cui hai ascoltato o ti sei accorto di non ascoltare.

All'inizio potrà sembrarti sciocco, ma mettere le tue emozioni nero su bianco ti aiuterà moltissimo a fare prima di tutto caso a te stesso e ai tuoi automatismi, e in secondo luogo nutrirà la tua intelligenza emotiva, rendendoti un essere umano più attento a sé stesso e agli altri. Mica male, no?



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